Bere Caffè Allunga La Vita?

By marzo 19, 2017Salute

Chi consuma caffè potrebbe vivere più a lungo.

Questa è stata la conclusione di numerosi studi effettuati durante gli ultimi anni.

Adesso i ricercatori credono che potrebbero aver scoperto uno dei meccanismi collegati a questa affermazione.

I ricercatori dicono di aver evidenziato una ragione per cui coloro che bevono caffè possano vivere più a lungo.

In un nuovo studio, essi hanno rivelato la scoperta di un processo infiammatorio che può portare allo sviluppo di malattie cardiovascolari col passare degli anni.

Hanno anche scoperto che il consumo di caffeina potrebbe contrastare questo processo.

Il caffè allunga la vita

L’autore principale di tale studio, il dottor David Furman, dell’instututo per “l’immunologia, il trapianto e l’infezione” dell’università di Standford in California, insieme ai suoi colleghi, ha recentemente riportato le loro scoperte nella rivista Nature Medicine.

Caffè, thè, soda, drink energetici e cioccolata sono tutti cibi comuni contenenti caffeina, un composto meglio conosciuto per i suoi effetti stimolanti per il cervello.

Nella caffeina, tuttavia, c’è molto di più che una semplice carica per affrontare la giornata.

Un certo numero di studi ha suggerito che l’assunzione regolare di caffè può aumentare l’aspettativa di vita.

Uno studio pubblicato nel 2015, per esempio, ha scoperto che chi beve caffè, almeno da una a cinque tazze al giorno (caffè americano) ha un tasso di mortalità minore rispetto a chi non lo beve.

Adesso, Furman e i suoi colleghi dicono che potrebbero aver evidenziato un modo con cui la caffeina potrebbe aumentare l’aspettativa di vita, forse a causa della sua benefica attività anti infiammatoria.

Nel loro studio, per prima cosa hanno cercato di identificare il processo infiammatorio che può contribuire al cattivo funzionamento cardiaco in tarda età.

L’equipe medica ha analizzato dei dati riguardanti un gruppo di adulti sani di età compresa tra i 20 e i 30 anni, e un gruppo di adulti sani dai 60 anni in su.

Analizzando dei campioni di sangue di ogni partecipante, gli scienziati hanno identificato due geni che erano molto più attivati nel gruppo delle persone più anziane.

Hanno scoperto che questi geni erano collegati con la produzione di “IL-1-beta“, un tipo di proteina legata all’infiammazione.

Un’alta attività genetica legata all’infiammazione

Successivamente la squadra analizzò in particolare 23 dei soggetti più anziani, dividendoli in due gruppi in base all’attività, bassa, alta o entrambe, dei geni presi in esame.

I ricercatori poi hanno analizzato la storia medica di oguno dei pazienti.

Tra i 12 soggetti che avevano un’alta attivazione genetica, 9 di essi avevano un’alta pressione sanguigna, rispetto ad unico individuo che presentava la stessa problematica all’interno del gruppo con bassa attività genetica.

Successive investigazioni hanno rivelato che i partecipanti più anziani che avevano un’alta attività genetica erano inoltre maggiormente inclini all’ostruzione delle arterie – un fattore di rischio nell’attacco di cuore e nell’ictus – rispetto ai soggetti che avevano una bassa attività.

curarsi con caffè

Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che il gruppo ad alta attivazione genetica che avevano 85 anni o più nel 2008, avevano avuto molte più probabilità di morire entro il 2016.

Gli adulti in questo gruppo avevano anche una concentrazione di IL-1-beta maggiore nel loro sangue, come anche un’attività dei radicali liberi aumentata – i quali rappresentano molecole non cariche che possono portare al danno cellulare – ed un certo numero di acidi nucleici metaboliti prodotti dagli stessi radicali.

Confermando il ruolo di questi due geni nell’infiammazione e nelle malattie cardiache, i ricercatori hanno affermato di poter aumentare l’attività in uno dei geni incubando una cellula immunitaria insieme a due degli acidi nucleici metaboliti prodotti dai radicali liberi.

Questo ha portato ad un aumento della produzione del IL-1-beta.

Quando l’equipe medica ha iniettato questi metaboliti in una cavia da laboratorio, i roditori hanno presentato un’aumentata pressione sanguigna e infiammazione sistemica.

In più, la pressione dei reni del topo aumentò come risultato di cellule immunitarie infiltrate che bloccavano i loro reni.

La caffeina può prevenire l’infiammazione attivata dagli acidi nucleici metaboliti

In ogni caso, altre analisi rivelano che la caffeina può contrastare gli effetti negativi dei metaboliti.

Nello studio dell’assunzione di caffeina da parte dei partecipanti, è stato osservato che nel sangue degli adulti più anziani che presentavano una bassa attivazione dei suddetti geni, era più probabile trovare metaboliti della caffeina, come la teofillina e la teobromina.

Quando i ricercatori hanno incubato cellule immunitarie con i metaboliti della caffeina insieme ai metaboliti degli acidi nucleici, hanno riscontrato che i metaboliti della caffeina prevenivano gli effetti infiammatori dei metaboliti degli acidi nucleici.

Uno degli autori principali dello studio, il dottor Mark Davis, afferma che queste scoperte dimostrano che “un processo infiammatorio, associato con l’avanazamento dell’età, non porta soltanto a malattie cardiache ma bensì esso è costituito da eventi molecolari che possiamo identificare e combattere.

Leave a Reply